Henné certificati in UE

In attesa di approfondire l’argomento, con maggiori dettagli tecnici, circa la possibilità di controllare interamente la filiera di produzione degli henné certificati in UE, in modo da poterli definire eco-bio nella piena accezione del termine (ossia provenienti da agricoltura biologica ed a basso impatto ambientale, per quanto sia possibile visto che si tratta di sostanze ittiotossiche), volevo precisare quanto segue:

“quando parliamo di hennè certificati facciamo genericamente riferimento a henné prodotti in UE, nel rispetto del Regolamento europeo sui cosmetici, e quindi con INCI controllati e sicuri, e non necessariamente a prodotti certificati bio od eco-bio (ossia da agricoltura biologica ed eco-compatibili)”.

Di fatto, pochissime sono oggi le linee certificate bio od eco-bio di hennè: che io sappia Radico (Ecocert) e il nuovo rajanistan di Aromazone (Cosmos Organic).

Diversamente, le seguenti marche hanno altre Certificazioni, non meno importanti:

  • Janas è certificata: Vegan Ok
  • Khadi è certificato BDIH Natural
  • Phitofilos è certificato Vegan ok
  • Tea natura è certificata Vegan e Vegan ok
  • La saponaria è certificata Vegan, Cosmetici biologici e Equo Garantito e CCPB.

A mio giudizio, più che la Certificazione in sé, conta in primis l’INCI così come normato dal Regolamento UE, e subito dopo il controllo sul prodotto finito, che può essere assicurato attraverso il controllo della filiera produttiva in loco od il test su tutti i lotti prodotti, o solo su parte di essi, a campione. Sulla normativa cosmetica vi segnalo anche questo articolo di sintesi.

Le Aziende italiane che propongono henné sul mercato UE

Per capire meglio le tipologie di controlli messi in atto dai produttori italiani (Le erbe di Janas, Tea Natura, Phitofilos, La Saponaria) ho contattato le diverse Aziende con sedi in Italia e vi riporto le risposte ricevute.

Phitofilos

Piccola premessa: conosco il titolare di Phitofilos da oltre un anno e mezzo e so come lavorano, è sempre stato preciso e puntuale nel rispondere ai mei quesiti, di ogni genere, e mi strafido di lui. Matteo mi ha inviato un documento interessante che copio ed incollo, anche se devo dire la maggior parte delle informazioni sono già presenti sul loro sito, il che lo ritengo un merito in termini di comunicazione.

SOMMARIO GENERALE

  1. campione per approvazione previo acquisto del lotto dal fornitore: analisi presso laboratori accreditati per valutazione micro/macroscopica e analisi riferite a problemi specifici del prodotto. Si parte dal vagliare la polvere (se come risulti al solito nella parte organolettica), si fanno le prove di colore su lana e capello; si fanno analisi per valutare la presenza dei metalli pesanti nei limiti consentiti da legge; si fanno analisi per valutare i residui di pesticidi (anche se buona parte delle erbe sono provenienti da agricoltura spontanea); si controllano le polvere per le cariche microbiche/micotiche e assenza di patogeni; si controllano tutte le carte del fornitore con le analisi dichiarate (vagliate dai nostri laboratori, che vanno ben oltre le schede tecniche e di sicurezza).
  2. analisi del fornitore per rispettare i vincoli analitici richiesti in fase di conferma d’ordine; 

  3. analisi da parte della Sanità Marittima (nessuno sa di preciso con quale frequenza effettuino le verifiche, ma tendenzialmente verificano pesticidi e metalli a campione);
  4. una volta arrivata la merce si procede nuovamente con analisi di verifica sul lotto arrivato in magazzino da parte di nostri laboratori esterni accreditati, in varie fasi; si arriva al grado alimentare, quasi per tutte le erbe. Quindi nuovamente tutti i controlli di base come muffe, lieviti, tossine, fitosanitario, patogeni, metalli pesanti, etc; poi si prosegue con analisi specifiche per la cosmetica al fine di redigere il PIF.

Per alcune erbe (con nuovi fornitori) si è fatta in passato la gascromatografia-spettrometria di massa, per valutare l’assoluta purezza della pianta. È capitato infatti che i fornitori stranieri ci avessero mandato polveri vegetali sofisticate con pigmenti inorganici (o altro) per aumentarne il colore. Sono state immediatamente rispedite al mittente (e abbiamo chiuso qualsiasi rapporto col fornitore, non esiste una cosa simile, si perde la fiducia immediatamente). A volte basta un minimo di “inorganico” per ottenere grandi variazioni. Ma il discorso sulla purezza è fondamentale.

Analisi svolte per redigere il PIF: si parte dalla scheda tecnica e di sicurezza, redatta con le prime analisi dette sopra e dai dati di base sulla pianta e si prosegue con i seguenti controlli (sempre presso nostri studi di analisi esterni accreditati):

  • Profilo tossicologico delle materie prime,
  • Stabilità Chimica e Microbiologica
,
  • Invecchiamento del prodotto,
  • 
Verifica della Compatibilità Cutanea,
  • Livello di Esposizione delle materie prime per l’uso normale e prevedibile nel prodotto finito (quindi l’uso ipotetico del consumatore) e Valutazione della Sicurezza.

Quindi parliamo di  In Uso test, del Challenge test e dei Patch test.

Alla luce dei risultati e con queste analisi alle spalle a questo punto si redige un PIF e si procede alla notifica presso il CPNP.

Allora, con tutto questo percorso di controllo che sta dietro ai nostri articoli, si possono intuire i costi che arriviamo a sostenere per un prodotto “povero” come le erbe. Tutti i controlli, gli imbustamenti e la maggior parte delle lavorazioni delle polveri vegetali inoltre (tutte le miscelazioni ad esempio e quasi tutte le polverizzazioni) sono fatte qui in ITALIA!

Per nostra esperienza ed alla luce dei controlli (e standard di controllo) che ci possano essere in altri paesi extra-Ue questo nostro lavoro secondo noi vale la salute del consumatore.

Chi sceglie le erbe sceglie la SALUTE. Questo è il primo punto da tenere a mente; secondo noi ci vuole serietà e rispetto del consumatore che sceglie veramente un percorso verde”.

I termini tecnici citati Matteo ve li spiego in questo articolo appena pubblicato per farvi capire meglio cosa dice la normativa UE, che comunque potete consultare al link del Ministero della Salute che vi ho lasciato sopra.

Ciò detto, dalle parole di Matteo si capisce bene qual è il problema reale: la sofisticazione da scongiurare e la purezza delle materie prime. E beh i costi, sì parliamo anche di quello: se volete garanzie tutto deve essere controllato e non si può lasciare al caso.

Tea natura:

Piccola premessa: Tea è famosa in Italia per portare avanti un discorso di commercio equo solidale che regala spazio a piccole realtà locali, spesso a conduzione femminile, scelta etica apprezzabilissima.

Con il titolare di Tea che credo si chiami Piero ho avuto una piacevolissima conversazione su messanger (che vi riporto e mi ha fatto anche i complimenti per l’iniziativa di chiedere lumi sulle certificazioni) e devo dire che mi è piaciuto veramente tanto, al di là degli aspetti tecnici della questione, ma non mi stupisce … ho sempre apprezzato l’Etica dell’Azienda.

Per quanto riguarda gli hennè, l’Azienda si appoggia ad un produttore indiano di Pondicherry, Naturveda, che occupa circa 25 donne nello svolgimento del lavoro e che ovviamente non utilizza manodopera infantile, cosa non scontata per nulla scontata nel sud del mondo. Con il titolare, che è italiano e che vive in India da oltre 25 anni, esiste un rapporto di fiducia ed amicizia: “dal momento che Tea natura è stata importante nello sviluppo della azienda – spingendola verso una produzione completamente naturale degli incensi, quando ancora l’esigenza di prodotti certi non era così sentita – oggi posso dire che si tratta di collaborazione attiva, rispetto al solo commercio

Il prodotto NON è certificato come Biologico; sarebbe troppo complesso (e costoso) controllare i tanti piccoli produttori agricoli che concorrono al progetto con piccole partite di materia prima, la certificazione è adatta – o vera – solo se ci si rivolge a grandi produttori, che ti possono assicurate grandi quantità di prodotto da utilizzare poi nel prodotto finito. La prerogativa di un progetto equo-solidale è invece quella di dare possibilità ai piccoli produttori, che poi conferiscono piccole quantità e ne traggono guadagno.

 Quindi, non possiamo scrivere biologico nel prodotto, ma (ti) assicuro che per tipologia di prodotto e per metodica di produzione, la lawsonia, l’indaco e le altre piante ayurvediche che utilizziamo nelle miscele coloranti non necessitano di fitofarmaci in produzione.

Andiamo saltuariamente in India (circa ogni due anni, forse anche a gennaio 2018) a conoscere le varie realtà, ad intervistare le donne ed i contadini che anche attraverso il nostro lavoro ottengono condizioni di vita più decenti ed etiche.

 Per finire posso dire che sono molto soddisfatto di come nel tempo il progetto è cresciuto. L’inserimento degli Hennè è stata una nostra idea e richiesta. Da una parte per aumentare il quantitativo di scambi con questo progetto indiano, dall’altra per dare risposta “ecologica” al difficile problema della tintura dei capelli delle donne occidentali”.

Insomma, sono più che soddisfatta della risposta, anche perché conosco ed utilizzo gli hennè Tea e devo dire che sono veramente ottimi, purtroppo spesso sottovalutati, ma credetemi meritano.

Le erbe di Janas

Credo che Janas non necessiti di presentazioni, essendo famosissima. La titolare mi ha trasmesso cortesemente un documento esaustivo sulla qualità delle erbe da loro commercializzate, autorizzandomi ad utilizzare le informazioni al suo interno (che copio ed incollo) e mi ha anticipato che hanno intenzione di creare a breve un’Area dedicata consultabile sul loro sito, in via di rinnovamento, iniziativa che ritengo utilissima sia per loro Azienda che per noi consumatori.

Ed ecco il contenuto del documento.

QUALITA’ LE ERBE DI JANAS – Erbe in polvere

1) Tutti i nostri prodotti sono notificati al portale europeo CPNP , così come previsto dal regolamento EUROPEO per i prodotti cosmetici, quindi anche le Erbe in polvere, come l’Hennè, ricadono obbligatoriamente sotto la categoria cosmetici.

2) Ogni prodotto dispone della sua “Carta di Identità” ossia il PIF (Product Information File), all’interno della quale vi sono tutte le informazioni e le analisi del prodotto:

  • Analisi qualitativa,
  • Analisi microbiologica,
  • Analisi metalli pesanti,
  • Challenge test (ossia il tempo di conservabilità del prodotto),
  • Analisi residuale pesticidi, che potrebbero essere presenti anche nelle colture biologiche a causa della deriva dei pesticidi utilizzati dai confinanti che possono essere trasportati nelle colture con il vento, questa è una problematica della quale si parla poco anche in alimentazione Bio.

 Questa “Carta di Identità” serve alle autorità competenti per capire se il prodotto rispetta gli standard Italiani ed è quindi idoneo o meno alla commercializzazione nel nostro paese.

3) Abbiamo avviato una collaborazione con l’Università di Cagliari, con la quale effettueremo prossimamente ulteriori indagini: 

  • Analisi sulla radioattività,
  • Determinazione del grado di purezza delle polveri in base a standard costruiti ad hoc che ci daranno un’ulteriore conferma circa l’assenza di eventuali sostanze adulteranti. Infatti non basta escludere la presenza di sostanze inorganiche (come ossidi, talco e argille…) per poter dichiarare in un’analisi la percentuale di purezza di una polvere vegetale, l’unico modo è seguire uno standard specifico per quella particolare pianta. Per moltissime piante questi standard esistono, e sono piuttosto costosi, mentre per le Ayurvediche sono da costruire ad hoc ed è un’operazione molto lunga anche a livello di ricerca universitaria.

 4) Analisi e certificazioni dell’azienda produttrice, certificata ISO 9001:2008

  • I nostri prodotti sono certificati da VeganOK.
  • Le polveri cosmetiche sono “BIO in Conversione”. I prodotti agricoli non possono essere certificati immediatamente BIO anche se provengono da un terreno mai sfruttato e dove non si è mai fatto uso di pesticidi. Ma deve passare un Periodo di Conversione che è di 3 anni, riducibile a 1,5 anni se si dimostra con analisi l’assenza di residui di pesticidi dovute a lavorazioni precedenti.

Questa certificazione offre un’ulteriore garanzia, sul packaging, sulle metodiche agricole e sull’assenza di impiego di ogm o ibridi non ammessi perché pericolosi per la biodiversità.

Tutte le analisi sono effettuate da un laboratorio esterno certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008 e intende ottenere l’Accreditamento secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 per il settore laboratorio. I pif sono redatti da un laboratorio terzo per garantire la massima trasparenza, infatti i pif potrebbero essere redatti anche internamente all’azienda.

 CONCLUSIONE:

L’India è un paese meraviglioso sotto tutti i punti di vista, ma purtroppo molte regioni hanno livelli di inquinamento altissimo, pertanto molti terreni e falde acquifere presentano elevati valori di contaminanti. Per questo è importante scegliere aziende certificate, ancora di più quando si parla di spezie ed alimenti.

Chi vende le polveri, importandole direttamente dall’India o da altri paesi extra CE, è obbligato a seguire lo stesso regolamento e a rietichettare le confezioni a norma di legge, immettendo il proprio nome come distributore. In caso contrario, starà vendendo prodotti non sicuri e illegali.

Cerchiamo di migliorarci sempre, per questo ogni scambio che abbiamo con i nostri clienti, purché maturo e costruttivo, per noi è un bene prezioso, perché questo ci permette di capire quali siano i vostri bisogni, i nostri limiti, le vostre paure così da studiare le soluzioni migliori per abbatterle”.

Che dire? Considerato che grazie a loro è scoppiato lo scandalo Kamala, come non essere d’accordo? Ben vengano controlli ulteriori, a livello universitario.

Una precisazione importante il logo “Bio in Conversione” visibile sulle confezioni corrisponde ad una proceduta in atto per il settore biologico alimentare, che mi piacerebbe approfondire, corrispondente alla fase di passaggio (periodo di conversione) dall’agricoltura convenzionale a quella biologica e non rappresenta pertanto alcuna Certificazione applicabile all’ambito cosmetico.

La Saponaria

Di La Saponaria ho sempre apprezzato il discorso equo solidale e l’approccio Etico ed è stato proprio questo il motivo che mi ha spinto a provare le loro miscele HennEtica, dopo aver conosciuto l’Azienda al Sana.

Vi riporto la risposta tecnica di La Saponaria in merito ai controlli che effettuano: “Le erbe tintorie e l’hennè delle nostre tinte sono coltivate in India da Phalada (Azienda indiana che, a Bangalore, è attiva nella promozione dell’agricoltura biologica e nella commercializzazione dei relativi prodotti provenienti da numerosi piccoli produttori agricoli) secondo i principi dell’agricoltura biologica e del commercio equosolidale.

Sono certificate Equo Garantito, lo standard che le ha certificate è CCPB (lo stesso ente certificatore degli altri nostri prodotti), noi non facciamo analisi interne ma sono tutte svolte dall’ente certificatore che attribuisce la certificazione biologica”.

Ad integrazione di quanto comunicatomi ieri, vi riporto le precisazioni tecniche di Lucia co-fondatrice de La Saponaria (che ci ha fatto i complimenti per l’articolo):

“Per una maggiore sicurezza dei consumatori, oltre ai controlli effettuati dall’ente certificatore CCPB che garantisce assoluta purezza delle miscele di polveri tintorie, il fatto che siano coltivate con tecniche biologiche senza l’ausilio di sostanze chimiche e l’integrità di tutta la filiera produttiva, effettuiamo infatti un altra serie di controlli qualitativi ulteriori.

Le verifiche qualitative vengono effettuate in via preventiva sui lotti campione e poi nuovamente  nel momento effettivo dell’importazione. Effettuiamo presso laboratori esterni accreditati, analisi per verificare l’assenza di coloranti occulti, il livello di metalli pesanti e analisi microbiologiche (ogni lotto viene sottoposto ad un processo di sterilizzazione dopo l’importazione). 

Ovviamente, come evidenziato dai colleghi, per ogni prodotto viene fatta poi una specifica valutazione di sicurezza e redatto PIF (viene valutata ad esempio tollerabilità cutanea, contenuto di lawsone, etcc.), per rispondere alle normative vigenti e offrire maggiori garanzie ai consumatori.

I prodotti sono poi certificati Equo Garantito. L’ente certificatore garantisce il fatto che tutti i lavoratori e le aziende coinvolte nella filiera di produzione siano rispettati e lavorino in maniera solidale e responsabile. Crediamo che, specie per un prodotto come quello delle tinte, che vengono coltivate generalmente in posti dove i lavoratori e l’ambiente sono spesso poco tutelati, sia davvero importante!”.

Perfetto, sono certificate e controllate ed etiche.

Personalmente, ammiro chi esegue il controllo su ogni lotto prodotto per assicurare il controllo sui metalli pesanti, residui da pesticidi, di non sofisticazione delle polveri (e quindi assenza di additivi chimici di qualsiasi natura), della carica microbica (fito-patologico e fito-sanitario) per tutti lotti di erbe trattati, questo perché le piante provengono da paesi extra UE, in cui i controlli non sempre sono identici agli standard europei (e la vicenda Kamala lo insegna perfettamente), con l’obiettivo di proporre prodotti di qualità e del tutto sicuri per il consumatore. E da quanto mi risulta il controllo su tutti i lotti importati è eseguito solo da Phitofilos.

Ma indubbiamente apprezzo anche chi ha compiuto scelte coraggiose come il premiare un discorso equosolidale, controllando la filiera in loco, chi ha deciso di affidarsi a realtà universitarie per migliorare i controlli in atto e chi effettua controlli qualitativi e processi di sterilizzazione delle polveri.

Quello che comunque accomuna le diverse Aziende operanti in Italia è la redazione del PIF, obbligatorio per normativa comunitaria, di cui vi ho parlato a proposito di normativa comunitaria sui cosmetici. Una garanzia fondamentale a tutela del consumatore.

Ciò premesso, resta vero che tutte queste marche ci offrono maggiori garanzie di conformità alla normativa europea, sia in termini di rispetto dell’INCI che di assenza di sostanze nocive (picramato, PPD, metalli pesanti, pesticidi, ect..), ecco perché in gravidanza ed allattamento (chiaramente solo se il ginecologo è d’accordo) o se siete soggetti potenzialmente allergici (e aggiungerei con problemi di salute pregressi non irrilevanti). Vi prego di usare solo queste e non altre marche.

Dopo di che lascio la scelta a voi, io il mio l’ho fatto.

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