Cosmesi Eco-bio definizione e Certificazioni

Se ne sente tanto parlare ed in alcuni casi anche a sproposito perché è ormai, ahimè, diventato di moda riempirsi la bocca con la parola BIO, peccato che a volte di bio i prodotti proposti sul mercato convenzionale abbiano solo il nome…

Ecco perché approfondire l’argomento, per tutti coloro che hanno scelto di utilizzare prodotti Eco-bio per una precisa scelta etica, volta sia alla tutela dell’ambiente che della propria salute, una scelta che spesso non abbraccia solo l’aspetto cosmetico, ma tutti gli aspetti della vita quotidiana (alimentazione, turismo, abbigliamento, ..).

Definizione di cosmesi Eco-bio

Vediamo quindi cosa si intende per cosmesi Eco-bio, che si caratterizza per due aspetti da considerare necessariamente:

l’aspetto eco sostenibile: la cosmesi è eco (ecologica) in quanto l’esclusione di derivati del petrolio e di sostanze chimiche va a beneficio dell’ambiente, in termini di formulazioni facilmente e rapidamente biodegradabili, bassa tossicità per gli organismi acquatici, di packaging a ridotto contenuto di plastiche,

l’aspetto biologico: in quanto le sostanze, oltre che essere naturali, provengono da agricoltura biologica, ergo da coltivazioni in cui non si applicano pesticidi od altre sostanze tossiche, non si utilizzano OGM (organismi geneticamente modificati), rispettando l’equilibrio di quell’ecosistema e non creando alcun danno sia l’ambiente che per l’uomo.

Cosmesi eco-bio significa, quindi, necessariamente cosmesi ecologica, attenta all’ambiente, e biologica, rispettosa delle coltivazioni e della Natura in generale.

Nello specifico, ciò implica:

  • l’utilizzo di materie prime da agricoltura biologica o da raccolta spontanea,
  • l’assenza nei prodotti di materiali discutibili dal punto di vista ecologico, sia nel prodotto stesso che nell’imballaggio,
  • l’assenza di materie prime non vegetali considerate “a rischio”, ovvero allergizzanti, irritanti o con evidenze di probabili danni per la salute dell’uomo,
  •  la riduzione dell’impatto ambientale dovuto agli imballaggi superflui (confezioni singole) o non riciclabili (si promuovono imballaggi da materie prime rinnovabili, materiali riciclabili o collegati ad un sistema di restituzione dei vuoti).

Per agevolare le nostre scelte di consumatori consapevoli (oltre a saper leggere l’INCI), esistono, per fortuna, e lo vedremo dopo, le Certificazioni, sia nazionali che internazionali.

Da notare che esiste una differenza SOSTANZIALE tra cosmesi Eco-bio e la cosiddetta cosmesi naturale (che in linea teorica di naturale potrebbe anche avere ben poco).

Per Cosmetico Naturale si intende, infatti, un cosmetico che contenga sostanze funzionali di origine naturale (ad esempio gli estratti botanici, i sali minerali, un olio od un burro vegetale), ma che in realtà potrebbe anche contenere ingredienti di sintesi che ne ottimizzino le performance (o che rendano più semplice la loro formulazione). Purtroppo, assai frequentemente questi prodotti considerati naturali contengono siliconi e parabeni, che di naturale hanno ben poco.

E’ quindi necessario prestare massima attenzione nella scelta dei prodotti cosmetici, perchè l’Eco-bio sta diventando il nuovo trend dell’economia mondiale ed il rischio concreto è di trovarsi di fronte al Greenwashing (letteralmente ripulirsi in verde).
Stiamo parlando di quelle aziende diciamo eco-furbette (e poco etiche) che danno l’illusione di proporre prodotti ecologici, mentre i loro prodotti sono tutt’altro che amici dell’ambiente: badate bene che non siamo di fronte a delle truffe (anche se l’associazione consumatori Altroconsumo è giustamente sul piede di guerra), perché in realtà queste aziende non definiscono i loro prodotti come biologici, ma inducono semplicemente, attraverso tecniche di marketing neanche tanto sofisticate, il consumatore poco attento a crederlo.

In parole povere, NON fatevi fregare: non basta che un cosmetico abbia sull’etichetta l’immagine di una bella pianta (magari pure da coltivazione biologica) o che il suo nome richiami in qualche modo il mondo vegetale (con le parole bio, botanica, verde, argan, ectt) per poter essere definito “naturale”, perché spesso l’elemento “naturale” è inserito in dosi millesimali (ed infatti si troverà in fondo all’INCI) da essere del tutto inefficace, e solo per poter dare una parvenza di naturalità al prodotto (e probabilmente anche per giustificarne il prezzo di vendita), quando in realtà il prodotto in questione “funziona” solo grazie a siliconi, parabeni o altre schifezze petrolchimiche.

Tra parentesi non fidatevi neanche dei marchi presentati come naturali e dermatologicamente testati in vendita in farmacia e/o parafarmacia, dove possono trovarsi anche tinte con PPD.

L’unica soluzione rimane quella di verificare sempre l’INCI ed in seconda battuta la presenza di Certificazioni.

Va da sè che un prodotto cosmetico contenente fino al 95% di ingredienti biologici possa essere considerato naturale, ma sicuramente non potrà essere considerato Eco-bio e non potrà mai avere la certificazione biologica, anche se non contiene schifezze chimiche, insomma basta leggere l’INCI e decidere di conseguenza. Ma resta fermo il fatto che, spesso addirittura a parità di prezzo, sia da preferire un cosmetico Eco-bio.

Molto interessante il discorso relativo alle Certificazioni delle erbe ayurvediche e henné, per il quale si rimanda all’articolo specifico.

Le Certificazioni cosmetiche

Le Certificazioni assumono la loro (relativa) importanza perché a livello comunitario, diversamente da quanto fatto in ambito alimentare, manca ad oggi una normativa specifica che disciplini l’uso degli ingredienti biologici in ambito cosmetico.

A livello comunitario, l’unica norma vincolante,  il “Regolamento” (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, si limita infatti a definire la normativa riferita alla produzione e commercializzazione dei prodotti cosmetici, introducendo il concetto di “valutazione preventiva” e richiedendo l’adozione di “Buone pratiche di fabbricazione”.

Ma detto Regolamento, ahimè, nulla dice in merito alla produzione di cosmesi Eco-bio.

Ne consegue che il campo delle Certificazioni per i prodotti “naturali” e “biologici” dove orientarsi appare decisamente complicato, poiché, come osservato, non esiste un disciplinare standard europeo vincolante per tutti gli stati membri. Ecco allora che entrano in gioco le certificazioni e gli Enti certificatori.

In linea generale, potremmo dire che la Certificazione è un processo volontario e che qualsiasi soggetto che svolge un’impresa per la quale esiste un standard può chiedere di certificare i propri prodotti e/o servizi, in tutto od in parte. La certificazione in buona sostanza è una procedura attraverso la quale un terzo, l’organismo o ente di certificazione, fornisce una garanzia scritta che un sistema, un processo, una persona, un prodotto o un servizio siano conformi ai requisiti specificati in uno standard (o in un benchmark). La certificazione viene ovviamente assegnata per un periodo limitato, durante il quale l’organismo di certificazione effettua un adeguato monitoraggio.

Le Certificazioni Internazionali

A livello internazionale le Certificazioni si sono sviluppate in tre livelli: cosmetici naturali, cosmetici naturali con componenti biologici e cosmetici biologici.
In attesa dello standard comune gli addetti ai lavori si sono orientati a definire dei disciplinari e i risultati di questo impegno si sono concretizzati in due grandi certificazioni europee: Cosmos e NaTrue.

Cosmos

A livello europeo, dal 1 settembre 2009, è entrato in vigore Cosmos, il nuovo Standard Internazionale della Cosmesi Bio e Natural, quale risultato di un lungo percorso di studio e condivisione che ha permesso ai principali Enti di Certificazione europei di confrontarsi tra loro: l’italiana ICEA, le francesi Ecocert e Cosmebio, la tedesca BIDH, l’inglese Soil Association.

Cosmos, di fatto, stabilisce in UE le caratteristiche dei cosmetici naturali e biologici. Per ottenere la certificazione, requisito fondamentale è l’applicazione dei principi della chimica verde, mentre l’utilizzo della nanotecnologia viene severamente limitato, almeno fino a quando saranno disponibili informazioni più precise sui possibili effetti collaterali.

Il disciplinare COSMOS suddivide gli ingredienti in cinque categorie:

Acqua: quella che si trova nei cosmetici deve avere un CFU inferiori a 100/ml ciò significa che dev’essere conforme alle norme igieniche. L’acqua può essere: potabile, sorgiva, ottenuta per osmosi, acqua distillata, acqua di mare. Nel calcolo della percentuale di ingredienti di origine biologica sul prodotto finito l’acqua non viene considerata.
Minerali e ingredienti di origine minerale: i minerali utilizzabili sono esclusivamente quelli puri e naturali. Gli ingredienti di origine minerale utilizzabili ed i relativi metodi di trattamento si trovano in un elenco definito dallo standard
PPAI (Physically Processed Agro Ingredients): sono ingredienti di origine vegetale, animale e microbiologica trattati esclusivamente con metodi fisici consentiti dallo standard. Non sono ammessi OGM e sostanze sottoposte ad irraggiamento. I composti non possono essere prodotti dalla soppressione o mutilazione di animali. I PPAI rientrano nel calcolo della percentuale di biologico sul prodotto finito.
CPAI (Chemically Processed Agro-Ingredients): sono ingredienti derivati dalla “chimica verde” prodotti con processi chimici ammessi dalla certificazione. La “chimica verde” è quella chimica volta ad eliminare l’uso di procedure e di sostanze pericolose, attraverso l’uso di risorse rinnovabili e il divieto assoluto di solventi di origine petrolchimica, nella lavorazione di materiali biologici.
Altri ingredienti : nel caso in cui studi scientifici dimostrino la pericolosità di un ingrediente, lo stesso verrà vietato
Riguardo agli animali, Cosmos segue la normativa vigente secondo la quale sono vietati i test sui prodotti finiti, mentre sono permessi quelli sui singoli ingredienti qualora la legge lo richieda.

Lo standard prevede due livelli distinti di certificazione: una per il prodotto e/o ingrediente biologico (Cosmos Organic), una per il prodotto naturale (Cosmos Natural).
Lo standard prevede, inoltre, un sistema di verifica ed approvazione delle materie prime/ingredienti non biologici (NOI – Non Organic Ingredients) autorizzate per la formulazione di prodotti a marchio Cosmos.
Per un prodotto cosmetico garantito e di qualità è richiesto il rispetto di requisiti ambientali e animalisti seguendo delle regole ed un linguaggio internazionale comune che parte dalla definizione delle diverse categorie di ingredienti cosmetici fino ai calcoli per quantificare le diverse percentuali di componenti biologiche, naturali e di petrolchimica residua (mai superiore al 2%).
COSMOS propone, inoltre, un database condiviso da tutti i partener internazionali dove tutte le imprese cosmetiche possono visionare le materie prime/ingredienti approvati.

In sostanza, il marchio Cosmos Natural garantisce le seguenti caratteristiche dei prodotti naturali:
Almeno il 98% della formulazione deve essere di origine naturale,
Non è richiesta una concentrazione minima di ingredienti biologici nel prodotto finito,
Gli ingredienti biologici eventualmente presenti in formula possono essere indicati nell’elenco degli ingredienti con la relativa percentuale,
Obbligo di indicare la percentuale di componenti di origine naturale sul prodotto finito.

Il marchio Cosmos Organic permette invece di certificare i PRODOTTI FINITI e gli INGREDIENTI, come biologici.

PRODOTTI FINITI:
Obbligo di una percentuale minima di ingredienti biologici (almeno il 10% per i prodotti da risciacquo e quelli contenenti più dell’80% di ingredienti di origine minerale e almeno il 20% per tutti gli altri prodotti finiti)
Obbligo di indicare sul pack la somma in percentuale delle porzioni biologiche e naturali.

INGREDIENTI:
Almeno il 95% degli agro-ingredienti fisicamente trasformati (PPAI) deve essere biologico;
Almeno il 98% della formulazione deve essere di origine naturale.
Gli ingredienti processati chimicamente (CPAI) presenti in appendice VII devono essere biologici.
COSMOS è anche attenta alla composizione dell’imballaggio, con norme chiare e precise che vietano l’uso di PVC o altre materie plastiche clorurate, Polistirolo e sostanze derivate da microrganismi o enzimi OGM.

Da notare che al fine di incentivare lo sviluppo del COSMOS – standard quale certificazione standard internazionale per la cosmesi biologica e naturale, nel 2010, è stata fondata con sede in Belgio, dai cinque principali certificatori europei ed internazionali di cosmetici naturali e biologici: Soil Association (UK), Ecocert (Francia), Cosmebio (Francia), BDIH (Germania) e AIAB / ICEA (Italia), la COSMOS-standard AISBL, associazione internazionale, senza scopo di lucro.

Ovviamente, ai fini di una scelta rigorosamente ECO-BIO saranno da prendere in considerazione i soli prodotti cosmetici certificati COSMOS ORGANIC.

NaTrue

NATRUE è la Certificazione internazionale nata per iniziativa di alcune importanti aziende, tra le quali CCPB (Italia), Bio.Inspecta (Svizzera), EcoControl (Germania), che, in assenza di una regolamentazione pubblica europea analoga a quella del settore agroalimentare, hanno ideato uno standard sulla cosmesi bio, che ha fama di essere il più serio e rigoroso, con lo scopo dichiarato di offrire un marchio che tuteli il consumatore che vuole scegliere prodotti realmente naturali.

Gli ingredienti cosmetici sono stati divisi in 3 categorie:
Sostanze naturali: sono da considerarsi tali esclusivamente quelle che si trovano in natura e non sono sottoposte a trattamenti chimici,
Sostanze natural-identiche: si tratta di sostanze naturali manipolate con semplici metodi di trasformazione stabiliti nel dettaglio,
Sostanze natural-simili: si tratta di sostanze che provengono da sostanze che si trovano in natura, ma che vengono modificate con trattamenti chimici. Includono pigmenti minerali e conservanti e sono ammesse solamente nel caso non siano disponibili sostanze naturali qualitativamente e quantitativamente sufficienti. Qualora si impieghino conservanti trasformati, dev’essere chiaramente indicato in etichetta.
Per quanto riguarda l’acqua, non è considerata nel calcolo della percentuale di ingredienti biologici. Tutte le sostanze che non rientrano nelle 3 categorie non sono ammesse.

Le certificazioni previste da NaTrue sono di tre tipologie:

NATRUE UNA STELLA: Cosmetici Naturali. È lo standard base. Per ottenerlo si devono rispettare l’elenco degli ingredienti ammessi e dei metodi per la loro lavorazione, nonché i limiti del contenuto minimo di sostanze naturali e del contenuto massimo di sostanze natural-simili.
NATRUE DUE STELLE: Cosmetici Naturali con complementi biologici. Oltre allo standard base, sono richiesti livelli minimi più alti di sostanze naturali non trasformate, delle quali il 70% deve provenire da agricoltura biologica o raccolta spontanea certificata.
NATRUE TRE STELLE: Cosmetici Biologici. Oltre allo standard due stelle, i cosmetici biologici devono contenere percentuali minime ancora più elevate di ingredienti naturali non trasformati, delle quali il 95% dev’essere biologico.

L’azienda che richiede la certificazione dei propri cosmetici deve rispettare i requisiti e gli adempimenti contemplati nella Norma di Produzione e dal Regolamento di certificazione e sottoporsi a valutazione documentale e verifica ispettiva di certificazione nei siti produttivi, dalla quale dipende la decisione per la certificazione e l’emissione del certificato, con conseguente iscrizione nel registro dei prodotti certificati.

Ovviamente, ai fini di una scelta rigorosamente ECO-BIO saranno da prendere in considerazione i soli prodotti cosmetici certificati NaTrue tre stelle.

Come si può notare, sia Cosmos che NaTrue distinguono il cosmetico biologico da quello naturale. Entrambi riconoscono infatti che non sia possibile ideare formulazioni di cosmetico biologico per tutti i tipi di prodotto, ma è possibile assegnare un valore di “naturalità” ad una formula, per garantirne comunque un minore impatto sull’ambiente e sulla salute.
Entrambi inoltre non includono l’acqua nel calcolo della percentuale di biologico contenuta nel cosmetico. Cosa molto positiva, dato che la maggior parte dei cosmetici contiene grandi percentuali d’acqua.

Peraltro, i criteri di NaTrue sono molto più restrittivi di quelli di Cosmos, e, a differenza di quest’ultimo le tre diverse possibilità che offre NaTrue fissano indicazioni precise, invece Cosmos-Natural rimanda ai singoli enti nazionali la verifica e l’assegnazione del marchio.

In ambito non esclusivamente cosmetico e sempre a livello europeo opera anche Ecolabel.
La gestione di questo marchio è affìdata al Comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica che è composto dagli organismi competenti , da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dai consumatori e dall’industria.
Viene concesso a prodotti e servizi che rispettano criteri ecologici e prestazioni stabiliti a livello europeo in base ad una valutazione dell’impatto del prodotto. Nel valutare la formulazione di un certo cosmetico, Ecolabel non indaga tanto sull’origine delle materie prime quanto si interessa sul loro impatto ambientale in particolare sull’ambiente acquatico con particolare attenzione a ciò che succede dopo che è stato immesso nell’ambiente con il risciacquo. Ecolabel infatti prende in considerazione solo i cosmetici da risciacquo sia per uso personale che professionale , perché proprio questi hanno il maggior impatto dovuto alle grandi quantità riversate nell’ambiente. Da molto tempo l’unione europea si occupa di individuare criteri specifici per classificare i prodotti immessi nell’ambiente in masse ingenti : una ricerca ha stimato una quantità pari a 5100 tonnellate al giorno di prodotti consumati che si riversano in mare ,
I criteri su cui si fonda la valutazione dei cosmetici con marchio Ecolabel è il calcolo del CVDTox ovvero del Volume Critico di Diluizione che rappresenta nient’altro che il volume di acqua necessario per diluire un’unità funzionale di prodotto sino al livello in cui non sia più evidenziabili effetti nocivi nell’ambiente acquatico.
E’ in pratica una misura diretta dell’impatto ambientale di un ingrediente calcolata secondo un algoritmo che combina 3 parametri: la Quantità di ogni ingrediente della ricetta, il Degradetion Factor vale a dire la biodegradabilità dell’ingrediente della formula in ambiente aerobico e anaerobico e il Toxicity Factor che corrisponde alla tossicità cronica sugli organismi acquatici. Il CVDTox è dunque un valore che tiene conto della percentuale in peso peso dell’ingrediente nella formula , della sua tossicità e della sua velocità di degradazione nell’ambiente. In pratica una molecola anche poco tossica nei confronti degli organismi acquatici ma scarsamente biodegradabile vuol dire che permane a lungo nell’ambiente e genera un certo tipo di pericolosità dovuto alla tendenza all’accumulo, Stessa cosa per una molecola prontamente biodegradabile ma tossica risulta nociva e pericolosa.

Il prodotto di questi 3 fattori fornisce il valore per ciascun componente che si va a sommare a quello di tutti gli altri per ottenere il CVDTox totale.Per ciascuna categoria di prodotto da risciacquo ( Shampo, Bagno schiuma, sapone liquido ecc.) questo valore deve essere compatibile con quanto stabilito dal marchio Ecolabel.
Il risultato è che vengono ammessi ingredienti che sono vietati dalle certificazioni finora esaminate come per esempio i Siliconi o il Sodium lauerth sulfate . Questo perché Ecolabel vuole premiare la qualità del prodotto in termini performanti come l’efficacia, la gradevolezza e la sensorialità in modo che il basso profilo di impatto ambientale rappresenti un valor aggiunto.L’unica pecca è che non tutte le sostanze che si trovano sul mercato sono fornite dei dati necessari per il calcolo del CVDTox e che Ecolabel non prende nella giusta considerazione la naturalità degli ingredienti che vengono utlizzati.

Le Certificazioni italiane

In Italia i cosmetici possono essere certificati ECO-BIO dai seguenti enti certificatori.

ICEA

ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale): dal 1 gennaio 2017, ICEA certifica secondo il Disciplinare Cosmos, al quale si rimanda, del quale ICEA, come abbiamo visto è membro fondatore, nato dalla cooperazione dei principali enti di certificazione del biologico e del naturale europei al fine di armonizzare la certificazione a livello internazionale, in assenza di una normativa specifica in ambito cosmetico.

Ciò premesso, permangono in essere le Certificazioni ICEA rilasciate in ambito cosmetico, secondo lo Standard privato ICEA, prima di tale data, che possono continuare ad esistere sul mercato con il bollino ICEA ed in quanto tali continuano ad essere di sottoposte a controllo.

In ambito cosmetico, le Certificazioni ICEA rilasciate prima del 1 gennaio 2017, si distinguono in due tipologie di Certificazione: ECO BIO COSMESI e COSMESI NATURALE, laddove per cosmetico Eco-bio si intende un cosmetico in cui le materie prime vegetali debbano provenire da agricoltura biologica certificata (contrassegnate nell’INCI  con la seguente dicitura: **da agricoltura biologica), fatto salvo il caso in cui la materia prima non possa essere reperita da agricoltura biologica ed in tal caso ammettendo la provenienza da agricoltura convenzionale, e per cosmetico naturale, un cosmetico in cui le materie prime utilizzate non debbano essere da agricoltura biologica certificata. Presupposti fondamentali per il rilascio di tali certificazioni: che si tratti di prodotti naturali, privi di sostanze chimiche dannose per l’uomo, gli animali e per l’ambiente, attraverso controlli severi e scrupolosi su tutti gli ingredienti e sul prodotto finito e rigorosi test dermatologici e microbiologici che garantiscono ingredienti puri e dermocompatibili, più adatti a pelli sensibili intolleranti e allergiche. I criteri che sono alla base del riconoscimento ICEA sono strettamente rigorosi: scarsa tossicità ed assenza effetti indesiderati sull’uomo, basso impatto ambientale, dermocompatibilità.

In conclusione, ad oggi è possibile reperire sul mercato prodotti certificati ICEA:

  • prima del 1 gennaio 2017 secondo lo standard privato Eco-bio Cosmesi, distinguibili in due livelli di Certificazione: Cosmesi Naturale ed Eco-bio Cosmesi;
  • successivamente al 1 gennaio 2017 prodotti certificati COSMOS con il logo ICEA, in due livelli di Certificazione: Cosmos Natural e Cosmos Organic.

Ovviamente, ai fini di una scelta rigorosamente ECO-BIO saranno da prendere in considerazione i soli prodotti cosmetici certificati ICEA Eco-bio Cosmesi e Cosmos Organic.

Si tratta indubbiamente della più importante Certificazione italiana, verificabile anche tramite apposita App: ICEA CHECK.

In ambito cosmetico, ICEA rilascia inoltre altre Certificazioni importanti:

ICEA Vegetariano: per cosmetici ottenuti evitando l’impiego di ingredienti/coadiuvanti/ausiliari di fabbricazione di origine animale ottenuti con il sacrificio e/o il maltrattamento di animali (è ammesso il miele, sono esclusi a priori: placenta, cocciniglia e seta),

ICEA Vegan: per cosmetici ottenuti senza l’impiego nell’intero ciclo di produzione di qualsiasi sostanza/ingrediente di origine animale e di altri prodotti degli allevamenti o di animali, anche se non sottoposti a sacrificio e/o maltrattamenti,

Controllo LAV: in collaborazione con LAV, ICEA controlla che le Aziende ed i relativi prodotti rispettino lo  Standard Internazionale “Stop ai test su animali“, standard che fissa i criteri per evitare l’incremento della sperimentazione dei cosmetici sugli animali, e garantire una politica aziendale “cruelty free”, ossia libera da crudeltà sugli animali. Tali prodotti si contraddistinguono in quanto riportano sulla confezione la dicitura “Stop ai test su animali. Controllato da ICEA per LAV”.

CCPB

CCPB (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici), riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, è il primo organismo di certificazione italiano riconosciuto da NATRUE, principale standard per la certificazione di cosmetici biologici e naturali.

CCPB offre due diverse tipologie di certificazione: per prodotti naturali e per prodotti biologici. Il principio alla base dello standard CCPB per i Cosmetici biologici è la provenienza delle materie prime da agricoltura biologica. Lo standard individua quei requisiti minimi, in termini di ingredienti, di formulazione e di processo produttivo, che un cosmetico deve avere per essere certificato come biologico. Per essere definito bio un prodotto cosmetico deve contenere un minimo del 95% di ingredienti biologici e nella sua produzione non si possono utilizzare derivati di origine petrolifera, paraffine, formaldeide e coloranti di origine sintetica. Questi ingredienti sono sostituiti da derivati vegetali, più sicuri per la salute del consumatore e con maggiore salvaguardia dell’ambiente. I cosmetici certificati hanno maggiore affinità con la pelle, grazie alla limitata presenza di sostanze di sintesi e al largo uso di materie prime biologiche. Infatti, viene favorito l’uso di ingredienti naturali come acque floreali, oli vegetali, oli essenziali e fitoestratti, preferibilmente provenienti da agricoltura biologica. I cosmetici biologici non contengono OGM né profumi sintetici.

AIAB

AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), rappresenta il primo riconoscimento sulla cosmesi biologica in Italia creato oltre 10 anni fa e garantisce che gli operatori aderenti rispettino un disciplinare specifico. Seguono i principi cardine di AIAB, una lista di prodotti ammessi e non ammessi, ma soprattutto un insieme di buone pratiche, quali l’assenza di materie prime non vegetali allergizzanti e irritanti o ritenute dannose per la salute dell’uomo, l’utilizzo di prodotti completamente OGM free, l’assenza di sperimentazione animale, l’utilizzo di prodotti agricoli e zootecnici provenienti da agricoltura biologica certificata, l’assenza di materiali non sostenibili dal punto di vista ecologico, sia nel prodotto che nell’imballaggio.

Particolarmente importante il discorso delle sostanze vietate dal Disciplinare AIAB. Fattore prioritario nella scelta delle materie prime da inserire nella lista delle sostanze da non utilizzare per ottenere il marchio Bio Eco Cosmesi sono stati: la scarsa dermocompatibilità, la tossicità e gli effetti indesiderati sull’uomo, la scarsa ecocompatibilità; l’origine sintetica. In particolare, nella lista delle sostanze da non utilizzare si sono considerate alcune classi di sostanze:

  • PEG, PPG derivati (tensioattivi, solubilizzanti, emollienti, solventi, etc.);
  • composti etossilati (tensioattivi, emulsionanti, solubilizzanti, etc.);
  • tensioattivi aggressivi e poco dermocompatibili;
  • sostanze che possono provocare danni ambientali ed ecologici;
  • composti che possono dare origine a nitrosammine (sostanze cancerogene);
  • derivati animali come collagene, sego, placenta, ecc.;
  • siliconi e derivati siliconici;
  • polimeri acrilici (emulsionanti, modificatori reologici, filmanti, agenti antistatici, etc.);
  • conservanti come la formaldeide ed i suoi cessori, tiazolinoni, derivati del fenilmecurio, carbanilidi, borati, fenoli alogenati, cresoli alogenati;
  • coloranti di origine sintetica, non presenti in natura;
  • derivati dell’alluminio e del silicio di origine sintetica.

Le materie prime vegetali ammesse

Le materie prime vegetali, intese come piante o parti di esse, devono provenire preferibilmente da agricoltura biologica o raccolta spontanea certificata.

Il metodo di produzione biologico deve essere certificato in conformità al Regolamento (CE) 834/2007 o a regolamenti a questo equivalenti, in alternativa la materia prima vegetale può essere certificata in conformità a standard privati riconosciuti dall’OdC equivalenti al presente disciplinare.

L’OdC di volta in volta potrà accettare materie prime che differiscono da quanto sopra riportato a seguito di presentazione, da parte dell’operatore, di idonea documentazione.

Per ogni prodotto cosmetico certificato ai sensi del presente disciplinare deve essere utilizzata almeno una materia prima biologica certificata. In ogni caso sono escluse materie prime vegetali geneticamente modificate o irradiate con radiazioni ionizzanti.

Sono altresì escluse piante o parti di esse quando il loro utilizzo possa contribuire a porle a rischio di estinzione; è consentito l’uso di queste materie prime se provenienti da coltivazione.

L’utilizzo della glicerina vegetale è consentito.

Le materie prime di origine animale ammesse

Le materie prime di origine animale devono essere certificate da agricoltura biologica in modo che sia efficacemente garantito il benessere dell’animale.

Il metodo di produzione biologico deve essere certificato in conformità al Regolamento (CE) 834/2007 o a regolamenti a questo equivalenti, in alternativa la materia prima animale può essere certificata in conformità a standard privati riconosciuti dall’OdC equivalenti al presente disciplinare.

L’OdC di volta in volta potrà accettare materie prime non conformi a quanto sopra riportato a seguito di presentazione, da parte dell’operatore, di idonea documentazione.

Non possono essere utilizzate materie prime di origine animale quando la produzione ne comporti la soppressione.

Sono ammesse materie prime ottenute da fermentazione. E’ vietato l’uso della glicerina di origine animale.

Le materie prime di origine sintetica

Le materie prime prodotte tramite processi chimici di sintesi sono ammesse soltanto nei casi in cui non esistono valide alternative e devono soddisfare i seguenti criteri:

  • non è ammessa l’etossilazione della materia prima,
  • non è ammesso l’utilizzo di filtri solari chimici;
  • non sono ammesse le materie incluse nelle classi di sostanze indicate negli allegati (Allegato I – Lista delle sostanze da non ammesse; Allegato III – Lista delle sostanze non ammesse e/o limitate per ottenere la certificazione dei profumi e l’approvazione d’uso in prodotti a marchio Bio Eco Cosmesi AIAB);
  • l’OdC si riserva di approvare l’impiego delle sostanze elencate in allegato I qualora richiesto, a seguito di presentazione di idonea documentazione che ne attesti la eco e la dermocompatibilità.
  • ai fini del completamento della linea cosmetica certificata di volta in volta l’OdC potrà ammettere l’utilizzo di ‘Caprylyl glycol’ come conservante del prodotto cosmetico per una concentrazione massima pari a 1% o di ‘Etidronic acid’ solo nel caso di prodotti cosmetici a base di oleati basici (saponi solidi) per una concentrazione massima pari a 0,15% o l’utilizzo di ‘Guar hydroxypropyltrimonium chloride’ per una concentrazione massima pari a 1%.

 

BioAgricert

Di minor importanza, sempre in Italia agisce Bioagricert che certifica l’applicazione da parte delle aziende di standard specifici per la produzione di cosmetici naturali e di cosmetici biologici che prevedono diverse tipologie di conformità.
I prodotti cosmetici per essere certificati “naturali” o “biologici” devono contenere la maggior parte degli ingredienti “naturali”, “di origine naturale” o certificati biologici.
Per ingredienti “naturali” si intendono le sostanze ottenute da materie prime naturali quali i prodotti vegetali coltivati o da raccolta spontanea, prodotti di derivazione animale (quali dal latte, miele, ecc.) e minerali, manipolati solo con processi fisici (essiccazione, miscelazione, macerazione, ecc.).
Per ingredienti “di origine naturale” si intendono le sostanze ottenute sempre da materie prime naturali, come sopra riportato, che però possono subire, oltre ai processi fisici, alcuni processi chimici ammessi.
Nel caso dei cosmetici “biologici” gli ingredienti naturali devono essere anche certificati da produzioni biologiche.
A seconda della percentuale di ingredienti naturali, di origine naturale e biologici si possono ottenere diversi livelli di certificazione.
In caso di prodotti esportati, Bioagricert può certificare, su richiesta delle aziende, secondo gli standard internazionali NaTrue o Cosmos.

Le Certificazioni europee

In Europa esistono poi altri importanti enti certificatori, vediamo quali.

ECOCERT (Francia)

E’ stato il primo organismo di certificazione a sviluppare standard per la produzione di “cosmetici naturali e biologici”: la relativa specifica è stata introdotta nel 2003, e redatta in collaborazione con tutte le parti interessate nella catena del valore, vale a dire gli esperti, fornitori, produttori, distributori, consumatori e le organizzazioni di sviluppo. Due sono i livelli di certificazione riconosciuti: ORGANIC (solo per cosmetici biologici) e NATURAL (solo per cosmetici naturali).

Nato in Francia nel 1991, ECOCERT è un organismo di controllo e certificazione che ha base in Europa, ma che effettua ispezioni in circa 80 paesi, confermandosi così uno delle più grandi organizzazioni di certificazione al mondo: controlla fondamentalmente prodotti alimentari, ma anche cosmetici, detersivi, profumi e prodotti tessili.
L’attività svolta da ECOCERT ha ottenuto l’approvazione del Ministero dell’Agricoltura e della Pesca, oltre che di quello dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria.
Affinchè venga rilasciata la certificazione vengono eseguiti controlli ed ispezioni con metodi precisi ed accurati.

Requisiti fondamentali affinchè si ottenga tale certificazione:
– il divieto di utilizzo di materie prime animali estratte da animali vivi o morti e della sperimentazione dei prodotti finiti sugli animali; ECOCERT ha inoltre stilato una lista di materie positive autorizzate non costitutive direttamente e fisicamente di animali (come lanolina, miele ecc..);
– il 95% degli ingredienti deve essere di origine naturale e trasformato secondo processi autorizzati da Ecocert;
– il 10% del totale degli ingredienti del prodotto finito deve essere biologico.

Al fine di garantire un prodotto cosmetico ecologico, lo standard ECOCERT prescrive due fondamentali requisiti:
1. L’uso di ingredienti derivati da risorse rinnovabili, prodotto da processi ecologici. ECOCERT controlla quindi: l’assenza di OGM, parabeni, fenossietanolo, nanoparticelle, silicio, PEG, profumi sintetici e coloranti, ingredienti di origine animale (salvo naturalmente da essi prodotti: latte, miele, ecc), nonché la natura biodegradabile o riciclabile dell’imballaggio.
2. Una soglia minima di ingredienti naturali provenienti da agricoltura biologica da raggiungere per ottenere la certificazione:

Per entrambe le etichette, lo standard ECOCERT impone che almeno il 95% del totale degli ingredienti provenga da origine naturale.

Per il rilascio dell’etichetta cosmetica naturale e biologica (ORGANIC) si prescrive: un minimo di 95% di tutti gli ingredienti vegetali nella formula e un minimo del 10% di tutti gli ingredienti in peso deve provenire da agricoltura biologica.

Per il rilascio dell’etichetta cosmetica naturale (NATURAL) si prescrive: un minimo di 50% di tutti gli ingredienti vegetali nella formula ed un minimo di 5% di tutti gli ingredienti in peso deve provenire da agricoltura biologica.

Piccola precisazione per leggere correttamente lo standard Ecocert: Un minimo del 5%  di ingredienti biologici può sembrare a prima vista una percentuale molto bassa. Tuttavia, va ricordato che l’acqua è l’ingrediente principale nella maggior parte dei cosmetici (dal 50 al 60% in media) e l’acqua non può essere certificata. Questa percentuale minima è combinata con le condizioni relative a ciascuna categoria di ingredienti certificabili poiché il 95% degli ingredienti deve essere naturale o di origine naturale.

Ne consegue che la percentuale indicata è in realtà elevata, in quanto la specifica Ecocert è l’unica che comprende tutti gli ingredienti della formula nel suo calcolo, inclusa l’acqua. Ad esempio, shampoo e creme, per lo più composte di acqua, contengono tra il 10% e il 40% di ingredienti biologici, e sempre il 95% di ingredienti naturali. Un olio essenziale, che non contiene acqua, può essere fino a 100% di ingredienti biologici. La maggior parte degli altri organismi e associazioni calcola la percentuale organica, escludendo acqua e sale, che gonfia artificialmente la percentuale finale degli ingredienti organici presenti sull’etichetta visualizzata per informazioni sui consumatori.

Ovviamente, ai fini di una scelta rigorosamente ECO-BIO saranno da prendere in considerazione i soli prodotti cosmetici certificati ORGANIC.

Ecocert, nel 2007, in collaborazione con i rappresentanti della catena di interesse – produttori, fornitori, produttori, rivenditori e consumatori – ha creato lo Standard “Ecocert Fair Trade” (EFT), revisionato nel 2010, applicabile esclusivamente ai prodotti che soddisfano sia i requisiti dell’agricoltura biologica sia i criteri del commercio equo, si riferisce a prodotti alimentari, cosmetici e tessili. Lo standard EFT soddisfa le aspettative dei consumatori con una filosofia a livello mondiale che vuole acquistare prodotti ecologici e socialmente responsabili.

 

COSMEBIO® (Francia)

COSMEBIO® è l’associazione professionale dei cosmetici naturali, ecologici e biologici, che riunisce tutti gli operatori del settore e ha circa 400 membri fino ad oggi in Francia e all’estero. Dal 2002, COSMEBIO® promuove lo sviluppo di prodotti cosmetici naturali ed ecologici a base di prodotti da agricoltura biologica e chimica verde.

I prodotti che vogliono ottenere la certificazione Cosmebio vengono esaminati da enti indipendenti (come ECOCERT) che ne attesta l’effettiva idoneità in modo da poter essere poi classificati e certificati se almeno il 95% degli ingredienti è naturale o comunque di origine naturale, di cui:
minimo il 10% degli ingredienti deve provenire da agricoltura biologica;
minimo il 95% degli ingredienti certificabili (l’acqua non è un ingrediente certificabile) devono provenire da agricoltura biologica;
massimo 5% di ingredienti di sintesi presenti in una lista restrittiva di sostanze consentite.

I produttori che ottengono tale certificazione sono controllati 2 volte l’anno da un revisore ECOCERT, il quale rilascia al produttore una licenza che garantisce il corretto operato dell’azienda e dei suo prodotti.
Questo è importante per attestare:
Tracciabilità e trasparenza dei prodotti finiti;
Rispetto dell’uomo e dell’ambiente grazie ad un processo produttivo pulito e naturale attenta ad evitare forme di inquinamento;
Prodotti senza OGM, senza coloranti, senza derivati del petrolio o fragranze di sintesi.

BDIH (Germania)

BDIH è l’associazione delle imprese industriali e commerciali per prodotti farmaceutici, articoli salutari, alimenti integrativi e prodotti per l’igiene personale, fondata nel 1951, con sede a Mannheim.
Il gruppo di lavoro sulla cosmetica naturale ha elaborato la cosiddetta direttiva “cosmetica naturale controllata”, secondo la quale, dal gennaio 2001, i prodotti cosmetici naturali conformi alla direttiva possono essere contrassegnati con il marchio di controllo dell’associazione.

Lo scopo della direttiva è di definire il termine di cosmetica naturale nell’interesse delle legittime aspettative del consumatore e di rendere trasparente il termine di cosmetica naturale. La direttiva descrive gli standard da rispettare che si riferiscono all’estrazione, alla produzione delle materie prime come anche alla loro lavorazione. Durante l’estrazione delle materie prime si bada che la natura venga disturbata il meno possibile e conservata, considerando soprattutto gli interessi della protezione degli animali e delle specie. Interventi transgenici nel patrimonio ereditario di animali e piante vengono rifiutati.
La trasformazione delle materie prime in preparati cosmetici deve avvenire delicatamente e con pochi processi chimici. Gli imballaggi devono essere economici e compatibili con l’ambiente. La preferenza di materie prime naturali risulta in gran parte dalla loro superiorità ecologica, soprattutto se provengono da coltivazioni biologiche controllate o da altri trattamenti responsabili con risorse naturali. Inoltre le sostanze naturali sono principalmente materie prime che hanno percorso un’evoluzione comune con il genere umano, così che esiste prevalentemente un minimo potenziale di rischio tossico.

Criteri:
Uso di materie prime naturali, possibilmente provenienti da: coltivazione biologica controllata (cbc), considerando qualità e disponibilità, raccolta selvatica biologica controllata.
Cruelty free: sono esclusi gli esperimenti sugli animali sia durante la produzione che durante lo sviluppo ed il controllo dei prodotti finali vengono effettuati o ordinati esperimenti con gli animali. Per quanto riguarda le materie prime: le materie prime che non esistevano sul mercato prima del 01.01.1998 possono essere usate solo se non sono state sottoposte ad esperimenti sugli animali. L’uso di materie prime derivanti da vertebrati (p.es. spermaceti, olio di tartaruga, olio di lutreola, grasso di marmotta, grassi animali, collageni animali e cellule) è proibito.
Uso di materie prime minerali: l’uso di sali anorganici (p.es. solfato di magnesio) e materie prime minerali (p.es. cloruro di sodio) è fondamentalmente permesso, salvo alcune eccezioni.
Uso di materie prime di uso limitato. Per la produzione di cosmetici naturali possono essere utilizzati elementi che vengono ricavati tramite idrolisi, idrogenazione, esterificazione, transesterificazione o altri scissioni e condensazione delle seguenti materie naturali: grassi, oli e cere, lecitine, lanoline, mono, oligo e polisaccaridi, proteine e lipoproteine. L’uso concreto delle materie prime viene regolato dall’attuale lista positiva per la realizzazione e produzione di “cosmetica naturale controllata”.
Rinuncia consapevole a: coloranti organici e sintetici, profumi sintetici, materie prime etossilizzate, silicone, paraffine e altri derivati petroliferi. Il criterio d’ammissione per sostanze olfattive è regolato soprattutto dalla norma ISO 9235.
Conservazione: per la sicurezza microbiologica dei prodotti sono ammessi, a parte di sistemi di conservazione naturali, solo conservanti naturali specifici: acido benzoico, i sali derivati ed estere etilico, acido salicilico e sali derivati, acido sorbico e sali derivati, alcol benzilico. In caso che si ricorra ad uno di questi conservanti e necessario aggiungere: “conservato con … [nome del conservante]”.
Nessuna irradiazione radioattiva: La disinfezione di materie prime organiche e dei prodotti cosmetici finiti tramite irradiazione radioattiva non è permessa.
Controllo: Il controllo dell’ottemperanza dei suddetti criteri è garantito da un istituto di controllo indipendente. L’ottemperanza dei criteri viene documentata dal marchio di controllo proprio all’associazione.
Altri obiettivi:
Presupposti per materie prime: trasparenza durante la produzione con procedure chiare e informazioni conseguenti per il consumatore, impegni attivi contro la transmanipolazione (visto che, la transmanipolazione nell’agricoltura è controversa e non ecologicamente sostenibile, si sostiene la coltivazione biologica è un impegno attivo contro la transmanipolazione).
Compatibilità ecologica: solo materie prime naturali, se possibile certificate secondo la norma biologica EU., processi di lavorazione non inquinante, ottima biodegradabilità di materie prime e prodotti finali, imballaggi economici, compatibili con l’ecologia e riciclabili, conservazione della base di vita naturale.
Compatibilità sociale: materie prime acquistate da commercio equo e da progetti del terzo mondo.

Soil Association (UK)

Soil Association: ente di certificazione indipendente, cui è affidato nel Regno Unito l’attività ispettiva ed il rilascio delle certificazione biologica per le aziende agricole e le imprese che soddisfano gli standard. La Soil Association agisce per garantire i più elevati standard di benessere degli animali, la tutela dell’ambiente e della fauna selvatica. I campo cosmetici, dal 31 dicembre 2016 applica gli standard Cosmos internazional.

 

Extra UE

In USA, pur nella deregolamentazione legale, l’ente di riferimento più influente è la United States Department of Agriculture (Usda). Stando quanto riporta Quality Assurance International (Qai), sempre più consumatori in America sono alla ricerca di cosmetici naturali, biologici o contenenti comunque almeno una percentuale di ingredienti biologici. Secondo la società di ricerche di mercato americano Spins, i cosmetici e i prodotti per la cura personale contenenti almeno il 70% di ingredienti biologici sono cresciuti in fatturato di oltre il 40% nell’ultimo anno. Purtroppo, come in Europa, anche negli Stati Uniti uno scoglio è costituito dalla mancanza di una specifica definizione giuridica del termine ‘biologico’ per i prodotti cosmetici. Ma diversi produttori hanno trovato un modo intelligente per aggirare il problema: con i loro prodotti cosmetici, molte imprese adempiono alle severe disposizioni previste per gli alimenti bio, adottando sulle proprie confezioni il logo Usda. Oltre a questa strada, in molti casi i produttori hanno scelto di ricorrere a disciplinari privati quali lo standard Nsf/Ansi 305, con la dicitura “contiene biologico” (prodotti contenenti almeno il 70% certificato di componenti bio), o i loghi Bdih, Ecocert e NaTrue per i prodotti importati negli Stati Uniti.

Il logo USDA Organic, nato per gli alimenti bio, trova infatti applicazione nel campo della cosmesi bio Made in USA: Il National Organic Program e l’Organic Foods Production Act hanno lo scopo di garantire ai consumatori che i prodotti biologici che acquistano sono realizzati, lavorati e certificati secondo gli standard organici nazionali, definiti dal Dipartimento per l’agricoltura federale. Due i livelli di certificazione: “100 percent Organic ” ossia cosmetici che contengono unicamente ingredienti di origine bio organica (escluso acqua e sale) e che possono esporre l’etichetta USDA Organic e “Organic”, ossia cosmetici che devono contenere almeno il 95% di ingredienti bio organici (escluso acqua e sale).

CCOF Farmers: offre programmi di certificazione biologica in tutto il Nord e Sud America per tutti i tipi di produttori, aziende agricole, allevamenti di bestiame, commercianti, privati, broker, e altro ancora. Essendo un sistema completo di certificazione organica e associazione di categoria, CCOF offre un servizio di qualità superiore e conferisce un valore aggiunto ai prodotti certificati come organici. CCOF è una delle certificazioni più rigorose statunitensi per quanto riguarda le certificazioni organiche.

Made with Certified Organic ingredients (FDA): Certificazione rilasciata dalla Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali), ossia dall’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari, farmaceutici e cosmetici, con lo scopo di assicurare la protezione della salute dei cittadini attraverso regolamenti che controllino la messa sul mercato dei prodotti che sono sotto la sua giurisdizione, tra cui i farmaci, gli alimenti, i cosmetici ecc… Tra gli strumenti di controllo sono previsti sia valutazioni prima della messa sul mercato che il monitoraggio post-commercializzazione.

Oregon Tilth Certified Organic (OTCO): è riconosciuto a livello internazionale come una garanzia per prodotti organici. OTCO fornisce un sistema che combina severi standard di produzione, ispezioni in loco, e contratti giuridicamente vincolanti per proteggere i produttori e i consumatori di prodotti biologici.

 

Conclusioni

Per concludere vale la pena osservare che non tutti i marchi che operano nel mondo del biologico posseggono una certificazione eco-bio, eppure si tratta di marchi decisamente buoni e meritevoli.

Vi chiederete allora il perché? Principalmente per ragioni organizzative ed economiche.

Vorrei riportarvi le considerazioni in proposito di Fitocose (che ha scelto di non certificarsi con Ente di certificazione) pubblicate sul loro sito ufficiale che mi sento di condividere:

Fitocose : il Codice verde
E’ dal 2002 che l’azienda in oggetto è sotto il regime di controllo da parte di ICEA e lo è tuttora come laboratorio di produzione.
La decisione di seguire la via dell’autocertificazione è nata da diverse esigenze di ordine pratico-economico.
Quando si è sottoposti ad un regime di controllo esterno, esistono delle regole molto rigide sulle variazioni di formula di un prodotto certificato ed ogni cambiamento anche banalissimo come la sostituzione di un olio vegetale con un equivalente biologico, deve essere approvato dalla commissione scientifica preposta al controllo con notevole perdita di tempo e denaro.
Gli organismi di certificazione non tengono conto che le aziende cosmetiche bioecologiche stanno vivendo una fase molto delicata del loro sviluppo, dove poter operare in modo più flessibile e creativo, con aggiustamenti e aggiornamenti es. l’aumento della quota del biologico, dà sicuramente dei vantaggi in termini di funzionalità e presentazione del prodotto.
Poi il continuo adeguamento alle normative europee in materia di cosmesi bioecologica dettano regole e scelte che un’azienda attenta deve poter fare in tempi stretti, vedi il caso recente del Sodium benzoate, considerato un irritante da i vari movimenti di opinione ma presente nelle liste positive dei conservanti di molti marchi di certificazione, il Phenoxyethanol un conservante fra i più utilizzati nella cosmesi bioecologica italica ma eliminato dal Cosmos standard, l’Ammonium lauryl sulfate un tensioattivo prontamente biodegradabile con semaforo verde da Biodizionario e ingiustamente non ammesso a livello europeo, la Cocamido propyl betaina, altro surfattante molto discusso ecc. ecc.
Poter operare con flessibilità senza incorrere in costi di certificazione ogni volta che si è costretti a modificare una formula, pone dei vantaggi non indifferenti in termini di innovazione.
Altra considerazione: i costi
Contenere il più possibile i costi della certificazione per un’azienda che vuole restare piccola e non ha ambizioni di diventare industria, significa anche poter offrire al suo pubblico prezzi alla portata di tutti perché le spese di certificazione incidono sul prezzo finale del prodotto e avvantaggiano le grandi aziende che non hanno problemi a sopportarne l’incidenza sul prezzo con una distribuzione su scala nazionale.
I costi che un’azienda deve sostenere se vuole aderire ad un disciplinare bioecologico privato non son cosa da poco : c’è una quota di iscrizione annua, il pagamento relativo ad ogni visita ispettiva , le royalty sul venduto , gli eventuali controlli ed analisi di laboratorio che sono a carico dell’azienda ecc…..si arriva anche a diverse migliaia di euro/anno
Alla fine dell’anno chiunque comincerebbe a riflettere e pensare che quei soldi potrebbero essere investiti meglio, per es. in ricerca e sviluppo di prodotti innovativi, nel migliorare la qualità di quelli esistenti, nel dare alla propria clientela un servizio migliore o rinnovare e mettere all’avanguardia i propri impianti di produzione ecc…”

Che dire? Rimane quindi necessario ed indispensabile controllare sempre l’INCI.

Fonte TuttoGreen/ICEA/Cosmos/Natrue/Ecocert

NB: con l’avvento del Nuovo BioDizionario e del Disciplinare “Approvato da EcoBioControl”, di cui abbiamo parlato qui, cambia sostanzialmente tutto, il consiglio è INDIPENDENTEMENTE dalla Certificazione di controllare l’INCI sul Nuovo BioDizionario, che permette di effettuare la ricerca sulla singola sostanza o sull’INCI dei prodotti cosmetici.

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