Cold Cream, la prima crema “moderna”

Si tratta di una crema molto grassa, facile da sperimentare per chi è intimorito dagli ingredienti con un nome strano!
L’uso classico che se ne fa è sulle mani o i piedi screpolati, magari lasciata agire tutta la notte con guanti e calze di cotone. Si può usare anche per proteggere dal freddo le pelli molto secche e screpolate, oppure una goccia ai lati del naso per evitare che si spellino durante un brutto raffreddore.

La ricetta classica è:

  • 54 gr oli o burri
  • 33 gr acqua distillata o idrolati
  • 13 gr cera d’api

Procedimento:

  • Far sciogliere in un pentolino gli oli, i burri e la cera finchè non arrivano a 65° (sciolti bene, ma che NON cominciano a sfrigolare lungo i bordi).
  • Contemporaneamente portare l’acqua a 65° (a 70° si formano le prime bollicine e stanno ferme sul fondo del pentolino, in quel momento bisogna spegnere).
  • Quando sono entrambi alla stessa temperatura, versare lentamente l’acqua nell’olio e mescolare finchè la crema non avrà preso forma.

Molti frullano le due parti appena unite finchè non si solidificano un minimo e poi proseguono mescolando lentamente ogni tanto, io ho notato che così facendo è più facile che piccole goccioline d’acqua affiorino separandosi dal resto.
Il mio è un metodo molto lento, ma preferisco mescolare a mano lentamente finchè la crema non arriva alla temperatura ambiente, poi passo a mescolare solo ogni tanto per evitare che solidifichi troppo. Una crema che inizio a preparare verso mezzogiorno è pronta ad essere trasferita in vasetto la mattina del giorno successivo.

Questa crema si conserva fuori frigo (altrimenti solidifica) per circa due mesi, dopodichè ammuffisce. Io di solito ci aggiungo 7 gocce di vitamina E prima di trasferirla nel vasetto, ma in ogni caso non la conservo più a lungo di due o tre mesi.
Un’alternativa comoda ma non molto ecobio è usare come liquido l’Acqua alle Rose Roberts – quella blu, per intenderci – che altro non è che acqua, rose e conservanti aggressivi in grado di ammazzare qualsiasi cosa.

Non ho mai provato a sostituire la cera d’api con una cera di origine vegetale, ma teoricamente nulla lo vieta. Nel caso ci provaste, fatemi sapere se funziona!

La ricetta è a cura del signor Galeno – il nome più importante della medicina antica dopo Ippocrate – e nel II secolo fu un’innovazione rispetto agli unguenti in solo olio o strutto.
Le proporzioni originarie sono 60% olio – 20% acqua – 20% cera, la versione in foto è “alleggerita” ulteriormente.
Ho trovato fonti che dicono che nella ricetta originaria l’acqua usata fosse acqua di rose ed altre che invece dicono che i petali di rosa erano messi a macerare nell’olio, procedimento meno efficace ma più coerente con l’epoca.

Image credits: http://www.autourdecia.fr

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